Il Cecchini ogni tanto appariva. Aveva una bella macchina. Sarà stata un milleequattro. Grigia lucente, le maniglie cromate come le rifiniture intorno ai fari e la mascherina. La parcheggiava vicino al fico ma non sotto. Era meglio scaldata al sole che appiccicosa. Il Cecchini scendeva e chiudeva lo sportello senza guardare basso. Anzi. La testa alta già salutava prima di avere tutti e due i piedi a terra.
“Ciao. C’è il tuo babbo ?”
“Si è di là” e indicavo la porta piccola del garage.
“Cosa ci fai con quella pistola in mano ? Chi te l’ha data ? Il tu babbo ? Non gli è bastata la guerra? Gioca con i libri, che è meglio”
Era elegante il Cecchini. Alto, due baffetti curati, il sorriso di chi ha dimestichezza con i soldi. Noi invece ci volevamo bene. Eravamo tutti ben tenuti ma senza alcuna dimestichezza con i soldi. Non c’erano, né se ne ragionava.
“Ciao, Rodolfo”
Il babbo s’era affacciato alla porta e con in mano uno staccio e un carburatore. Sorrideva.
“Ciao Comandante, come stai ? Come mai da questa parti ?”
“Senti un po’ questa macchina e dimmi se vale la pena comprarla. E al tuo figliolo compragli i libri, che con le pistole si combinano solo guai.”
“Si ma se non l’avessimo usate non ci sarebbero state nemmeno le orecchie per scrutare i motori. Le armi son armi. Lo dice la parola stessa. Il problema sono gli uomini. Un bel problema davvero. Hai sentito ? Vorrebbero parlare, vogliono la democrazia, ora. E i nostri anni di galera, niente? ..”
Intanto Rodolfo si avvicinava alla macchina e anch’io con loro, nel mezzo ai loro corpi e alle loro parole. Mi sembravano belli. Li sentivo amici. Mi sentivo al sicuro.
“Dai, Comandante, metti in moto”
Cofano aperto la testa infilata nel vano motore ed io di lato quasi sdraiato sul parafango anteriore sinistro, opposto a mio padre che toccando una levetta smanettava e faceva trillare il motore. Uno, due, tre, colpetti poi disse:
“Spengi.” Un passo, ancora due tocchi e chiuse il cofano.
“Dipende da quanto chiedono. Batteria al 60%, gomme altri 15.000 kilometri, motore a posto, carrozzeria buona e non direi che abbia avuto incidenti seri anche se riverniciata è riverniciata.”
“Sei un grande, Rodolfo.”
Poi si girarono verso la porta del garage e s’incamminarono. Mi trattenni un attimo con il rombo del motore e la scansione dei tocchi ancora negli orecchi e di fronte agli occhi la strada polverosa di campagna e l’auto che sfrecciava.
Il Cecchini mise una mano sulla spalla al mio babbo e le teste si avvicinarono e le voci si abbassarono
“Non parleranno Rodolfo, né torneranno. Son passati più di dieci anni. Quella è partita chiusa.”
“Non passa giorno che non ci provino, sono sempre più spavaldi e gli Americani e i Democristiani gli passano l’ossigeno. Potrebbero sempre tornare utili”
“Noi abbiamo fatto tutto quello che dovevamo e non siamo bestie, noi. Ora pensiamo a crescere i figli, ad allontanarci, senza dimenticare va bene, ma ad allontanarci. Ora non sono più il Comandante Cecchini e tu non sei più il Commissario politico, il comunista..ora io sono l’Architetto e tu sei un bravissimo meccanico, un onesto operaio. Noi stiamo costruendo un paese nuovo, libero e lo facciamo per loro..”
Ero di nuovo là in mezzo. Non capivo granché ma avevano detto che lo facevano per me. Questo mi piaceva. Avevano anche detto che avrei dovuto studiare e questo mi piaceva meno.
“Lo so, lo so. Tu comunista non eri. Ci hai guidato, hai avuto coraggio e io ti voglio bene. Ma tu comunista non eri e non lo puoi diventare, ora.”
“Va bene, lo diventerò più avanti.”
Ridevano e Il Comandante chiese di mia madre
“E Carla, come sta Carla.”
“Bene, bene. Vuoi fermarti a mangiare? Vedrai che da un momento all’altro arriva”
“Grazie, ho un impegno. Ma salutami la più bella ribelle della nostra compagnia. Uno di questi giorni torno e stiamo insieme.”
Il Comandante mi guardò, mi strappò di mano la pistola con un gesto rapido e fingendosi incattivito mi sparò due o tre colpi. Poi sorrise e ripeté
“Ci vogliono i libri, i libri..”
Aprì lo sportello, mise in moto, fece manovra e se ne andò.
Mio padre mi guardò e di botto mi chiese:
“Cosa leggi a scuola ?”
“Antologia, Storia, Matematica..” e nel frattempo mi allontanavo e tornavo con la mente più che alla guerra partigiana ai film western dei quali senza darlo a vedere vestivo le sembianze e imitavo le movenze.
Saremo stati nel 1955
mercoledì 9 aprile 2008
lunedì 7 aprile 2008
Dichiarazione d'amore
Saranno da poco passete le dodici. Davanti, schierata: "la commissione". Dietro mia madre, mia figlia e mia moglie. Noi siamo vestiti bene. Senza esagerare ma bene. Anche loro indossano il rispetto che si deve avere in un' occasione come quella. L'aula vuota ha un pò d'eco. Anche il respiro ci suona nelle orecchie. Noi ci riconosciamo. Sono trascorsi trentacinque anni, forse qualcosa di più da quando disertavo le lezioni e frequentavo le riunioni. Tutto andava bene: dal volantinaggio alla fabbrica contro il cottimo, all'interruzione delle lezioni. Il sabotaggio degli esami. La scuola allora era certamente dei padroni, come i giornali e i governi di cui a mala pena sapevo il nome del Primo Ministro. Ora siamo educati, seduti, sembriamo "dipinti".
"Se me lo consentite vorrei anticipare la mia esposizione con una dichiarazione"
Mi guardano stupiti ma non più di tanto. Non c'è pericolo. Non si tratterà di una "rivendicazione" anche se a quella pensiamo tutti meno mia figlia. Ma resta l'imbarazzo in ognuno. Sembriamo in attesa di vedere di che cosa si tratti.
"Prima di esporre il mio lavoro mi sento di porgere a Voi, a queste mura, all'Istituzione Universitaria, all'Ateneo, le mie scuse. Il Professore nel presentarmi ha fatto cenno al mio passato di contestatore, ad una stagione della mia vita ormai lontana. Vorrei non rinnegare, vorrei anche non rammaricarmi. In quei giorni prendeva corpo, forma e sostanza una rivendicazione di cui un pò tutti siamo stati parte. Di alcuni di voi sono sicuro. Una stagione ricca. In queste aula circolava gente che non era prevista. Ecco per molti di noi non era nemmeno previsto rispettare quello che in queste aule aveva casa. Non tutti, ma io fui tra quelli che non vollero trarre profitto."
Il tutto si svolgeva con una naturalezza paziente. Non ci fu meraviglia per quelle parole nè si attendevano. Suonarono come il segno della croce di un calciatore prima di entrare in campo.
Sono fatto così. Non si fa finta di niente quando a sessant'anni, un paio di giorni dopo il compleanno ci troviamo uniti alla famiglia a conseguire la Laurea in Letteratura Italiana.
"Chiedo scusa."
"Bene, grazie." Disse timidamente il Presidente mentre gli altri mi guardavano senza esprimere partecipazione.
"Adesso vuole esporci il suo lavoro ?!"
" Certo, con piacere."
Parleronsi li omini di rimotissimi paesi l'uno all'altro e risponderonsi Un pensiero di Leonardo da Vinci espresso nel Codice Altlantico nei primi anni del 1500...
"Se me lo consentite vorrei anticipare la mia esposizione con una dichiarazione"
Mi guardano stupiti ma non più di tanto. Non c'è pericolo. Non si tratterà di una "rivendicazione" anche se a quella pensiamo tutti meno mia figlia. Ma resta l'imbarazzo in ognuno. Sembriamo in attesa di vedere di che cosa si tratti.
"Prima di esporre il mio lavoro mi sento di porgere a Voi, a queste mura, all'Istituzione Universitaria, all'Ateneo, le mie scuse. Il Professore nel presentarmi ha fatto cenno al mio passato di contestatore, ad una stagione della mia vita ormai lontana. Vorrei non rinnegare, vorrei anche non rammaricarmi. In quei giorni prendeva corpo, forma e sostanza una rivendicazione di cui un pò tutti siamo stati parte. Di alcuni di voi sono sicuro. Una stagione ricca. In queste aula circolava gente che non era prevista. Ecco per molti di noi non era nemmeno previsto rispettare quello che in queste aule aveva casa. Non tutti, ma io fui tra quelli che non vollero trarre profitto."
Il tutto si svolgeva con una naturalezza paziente. Non ci fu meraviglia per quelle parole nè si attendevano. Suonarono come il segno della croce di un calciatore prima di entrare in campo.
Sono fatto così. Non si fa finta di niente quando a sessant'anni, un paio di giorni dopo il compleanno ci troviamo uniti alla famiglia a conseguire la Laurea in Letteratura Italiana.
"Chiedo scusa."
"Bene, grazie." Disse timidamente il Presidente mentre gli altri mi guardavano senza esprimere partecipazione.
"Adesso vuole esporci il suo lavoro ?!"
" Certo, con piacere."
Parleronsi li omini di rimotissimi paesi l'uno all'altro e risponderonsi Un pensiero di Leonardo da Vinci espresso nel Codice Altlantico nei primi anni del 1500...
lunedì 31 marzo 2008
INCIPIT
I tratti caratteriali non si discutono. Ognuno indossa i propri e quelli si porta dietro tutta la vita ed oltre. C'è poco da fare. L'aspetto mite, la sventatezza. La propensione a precorrere o a pregustare. Precorrere tanto da trovarsi sperso. O pregustare al punto di non aver più fame.
Ora mi chiedo se i tratti caratteriali siano quelli a cui si ricorre nel raccontare la storia altrui? Quindi il risultato di un'osservazione o piuttosto la presa d'atto delle conseguenze che sommandosi vanno a disegnare il corpo ?
Davvero non so riconoscere in ogni altro se non un lato e il suo contrario. Il vigliacco che si fa ardito. L'avaro che apre la borsa. L'altruista che scompare alla richiesta d'aiuto. Il fedele infido. Il bestemmiatore che appena può ricorre alla Divina Provvidenza. Quindi, dove siamo ? Di che cosa stiamo parlando ? A chi affidiamo la nostra attenzione se non ad una costruzione improria di fiducia, di lealtà, di speranza.
Il tutto per arrivare a dire che Io, Impaziente, Che Io, Irrascibile e Impertinente. Io che partecipo da tempo ancora non so che sia accaduto. Né mai lo saprò.
Ora mi chiedo se i tratti caratteriali siano quelli a cui si ricorre nel raccontare la storia altrui? Quindi il risultato di un'osservazione o piuttosto la presa d'atto delle conseguenze che sommandosi vanno a disegnare il corpo ?
Davvero non so riconoscere in ogni altro se non un lato e il suo contrario. Il vigliacco che si fa ardito. L'avaro che apre la borsa. L'altruista che scompare alla richiesta d'aiuto. Il fedele infido. Il bestemmiatore che appena può ricorre alla Divina Provvidenza. Quindi, dove siamo ? Di che cosa stiamo parlando ? A chi affidiamo la nostra attenzione se non ad una costruzione improria di fiducia, di lealtà, di speranza.
Il tutto per arrivare a dire che Io, Impaziente, Che Io, Irrascibile e Impertinente. Io che partecipo da tempo ancora non so che sia accaduto. Né mai lo saprò.
venerdì 28 marzo 2008
Il cambio
In Lung'Arno Galilei, poco dopo la guerra, all'altezza di un ponte provvisorio in legno che univa le due sponde del fiume, c'era il "Garage della Real Casa"con la sua bella insegna scritta sul muro e la sua bella data : 1936. Io sono nato là. Nella parte posteriore. La parte anteriore - che pareva una piazza coperta e aperta - due bei portoni di legno spalancati. Alla casa, si arrivava attraverso una porticina, un corridoio breve, stretto e buio. Il cambio di ogni auto parcheggiata nel "Garage della Real Casa" era per ore l'oggetto dei miei giochi. Ora accelleravo, ora scalavo. Ora mi piegavo ed ora mi rilassavo. Sgommate con la bocca, rumori diversi e frasi concitate strette tra i denti. Il cambio.
Molto è cambiato e molto avremmo voluto cambiare. La fortuna ha voluto che sia cambiato davvero tutto meno quello che avremmo voluto cambiare. Uno si porta dietro tutto durante un cambiamento.
C'è una scatola da scarpe a casa di mia madre. Ancora. Quando vado da Lei, sempre più raramente, entro in quella che era camera mia, mi siedo per terra, apro il mobile di legno lucido che proprio da camera non mi è mai sembrato e tiro fuori quella scatola. E vedo quanto siamo cambiati restando fermi esattamente dove eravamo.
Forse è il giudizio tenace su ciò che ci capita di vivere che non si sposta.
Molto è cambiato e molto avremmo voluto cambiare. La fortuna ha voluto che sia cambiato davvero tutto meno quello che avremmo voluto cambiare. Uno si porta dietro tutto durante un cambiamento.
C'è una scatola da scarpe a casa di mia madre. Ancora. Quando vado da Lei, sempre più raramente, entro in quella che era camera mia, mi siedo per terra, apro il mobile di legno lucido che proprio da camera non mi è mai sembrato e tiro fuori quella scatola. E vedo quanto siamo cambiati restando fermi esattamente dove eravamo.
Forse è il giudizio tenace su ciò che ci capita di vivere che non si sposta.
domenica 9 marzo 2008
Quando non è aria..
Ieri il mio post è andato perso. Speriamo sia andato a cercare quel nuovo tentativo di dar forma ad una scrittura che traendo spunto dalla autobiografia giunga a passo lesto verso il romanzo.
Ennesimo tentativo smarrito.
E ditemi che questa non è un'ambizione che merita di esistere, di essere nutrita, di non veder la luce.
Un abbraccio.
Ennesimo tentativo smarrito.
E ditemi che questa non è un'ambizione che merita di esistere, di essere nutrita, di non veder la luce.
Un abbraccio.
sabato 8 marzo 2008
Quando non è aria, non è aria. Rigiro nella testa brandelli autobiografici con il desiderio di vederli acquistare corpo, spessore narrativo, garbo. In altre parole cerco la forma giusta per disporre un testo all'interesse e alla comprensione. Vorrei essere, però, divertente, attraente, piacevole.Mica poco, no ?
Ogni tanto do inizio: qualche pagina, un approccio, la scaletta, i tempi, i contenuti, gli episodi, gli ambienti. Poi metto da parte e dopo un pò perdo tutto. Non ricordo ma ho salvato ? Dove ho salvato. Non che questo ammazzi l'opera. Non c'è problema. Nessuno ha perso nulla. La sottrae semplicemente alla mia cura. Alla revisione. A pentimento. Alla vergogna.
Ora per esempio sono a casa. E' Sabto 8 marzo e mancano quindici minuti alle 18. Martina è tornata dalla gita scolastica - seconda liceo classico, Michelangelo a Firenze - forse ora dorme. Ma ha già fatto in tempo a mostrarsi molto antipatica. Si è lasciata col ragazzo che nel frattempo era andato a sciare non so dove. Stella ha l'influenza, la curo da due giorni. La cosa mi diverte e mi fa anche piacere. Darsi attenzione: un bel modo per stare insieme e da un bel pò d'anni.
I fiori, la mimosa l'avevo già comprata ieri. Per tutte e due. Invece stamani sono stato al gatzebo del PD. Giù in piazza, qui a Compiobbi. Siamo in campagna elettorare e vale la pena di vedere. Meglio sarebbe darsi da fare. L'aria che tira è di speranza ma ognun per se. Rannicchiati.Forse appagati dalla serata in Tv. Alcuni, al gatzebo, si fermavano con l'aria di chi ha ha perso o ti guartda mentre perdi e si dispiace. Altri, più giovani sorridevano e salutavano senza entrare nel merito. Poi ci sono quelli che danno coraggio e non perdono l'occasione per far vedere che l'oro ci sono e c'erano ieri sera davanti a Bruno Vespa o a Ballarò. Ma è vita e non è cosi male.
Ogni tanto do inizio: qualche pagina, un approccio, la scaletta, i tempi, i contenuti, gli episodi, gli ambienti. Poi metto da parte e dopo un pò perdo tutto. Non ricordo ma ho salvato ? Dove ho salvato. Non che questo ammazzi l'opera. Non c'è problema. Nessuno ha perso nulla. La sottrae semplicemente alla mia cura. Alla revisione. A pentimento. Alla vergogna.
Ora per esempio sono a casa. E' Sabto 8 marzo e mancano quindici minuti alle 18. Martina è tornata dalla gita scolastica - seconda liceo classico, Michelangelo a Firenze - forse ora dorme. Ma ha già fatto in tempo a mostrarsi molto antipatica. Si è lasciata col ragazzo che nel frattempo era andato a sciare non so dove. Stella ha l'influenza, la curo da due giorni. La cosa mi diverte e mi fa anche piacere. Darsi attenzione: un bel modo per stare insieme e da un bel pò d'anni.
I fiori, la mimosa l'avevo già comprata ieri. Per tutte e due. Invece stamani sono stato al gatzebo del PD. Giù in piazza, qui a Compiobbi. Siamo in campagna elettorare e vale la pena di vedere. Meglio sarebbe darsi da fare. L'aria che tira è di speranza ma ognun per se. Rannicchiati.Forse appagati dalla serata in Tv. Alcuni, al gatzebo, si fermavano con l'aria di chi ha ha perso o ti guartda mentre perdi e si dispiace. Altri, più giovani sorridevano e salutavano senza entrare nel merito. Poi ci sono quelli che danno coraggio e non perdono l'occasione per far vedere che l'oro ci sono e c'erano ieri sera davanti a Bruno Vespa o a Ballarò. Ma è vita e non è cosi male.
venerdì 7 marzo 2008
Peccati nello stagno
Se sono così tanti i "senza peccato" non rimane da augurarsi che le pietre scagliate riempiano lo stagno di Narciso.
Iscriviti a:
Post (Atom)